L'impresa inutile

L'impresa "inutile" per Architects meet in Selinunte

Qualche tempo fà mi è capitato di vedere un documentario chiamato “Man on wire” che racconta la storia di un funambolo francese, Phlippe Petit, che insieme ad un gruppo di collaboratori organizza un’impresa destinata a rimanere nella storia e che lo porterà ad attraversare su di un filo la distanza che separa le tristemente famose Twin Towers di New York.

Anche se di primo impatto questo gesto può sembrare una impresa “inutile”, ha innescato in me una riflessione sulla nostra professione. Proprio come il funambolo, anche noi ci ritroviamo spesso a camminare come su di un filo sottile nella realizzazione dei nostri progetti, cercando di mantenere un equilibrio tra le varie forze coinvolte, come ad esempio le volontà della committenza, i rapporti con gli enti per le necessarie autorizzazioni e permessi, i costi per la realizzazione, il dedalo delle normative da rispettare, i rapporti con le imprese, le responsabilità verso le persone che ruotano attorno progetto e cosi via.

A volte ci si sente sopraffatti da tutti questi sforzi e penso sia legittimo chiedersi se ne valga davvero la pena, ovvero se tutto questo non si riduca poi ad un’impresa “inutile”.

Mi viene allora in mente il funambolo e quello che il suo gesto ha in realtà prodotto. Anche se solo per un attimo, egli ha scosso e destato le menti di tutti coloro che hanno assistito all’impresa: gli stessi poliziotti accorsi per arrestarlo restano come paralizzati di fronte all’unicità di quell’evento.

Facendo quindi un parallelismo tra il funambolo e l’architetto, mi piace pensare che se una nostra opera può avere lo stesso effetto sul mondo che ci circonda di questa epica avventura, allora noi avremo compiuto il nostro dovere e tutti gli sforzi per compierlo non saranno stati un’impresa “inutile”.