Casa-Ceno

Standard europei, cuore mediterraneo

Il Sole 24 Ore – Progetti & Concorsi 13.02.2012

di Luigi Prestinenza Puglisi 

La villa unifamiliare disegnata dal trentenne Daniele Corsaro porta in Puglia l’approccio internazionale maturato con le molte esperienze all’estero.

Daniele Corsaro è un architetto di origine pugliese che si laurea a Roma nel 2001 dopo aver fatto un’esperienza Erasmus a Stoccolma. Vi ritorna subito dopo con una borsa di studio Leonardo finalizzata allo studio della progettazione sostenibile. Durante questa esperienza, conosce e apprezza Ralph Erskine, uno dei maestri dell’architettura contemporanea ingiustamente dimenticato dalla nostra storiografia e precursore di un approccio ecologico e umanistico al costruire. Si reca in Olanda, Inghilterra, Svizzera e altre nazioni europee in questo campo all’avanguardia. Esperienze tutte che gli permettono di vedere la sostenibilità non in chiave puramente tecnica, come un semplice ottenimento di prestazioni energetiche anche a scapito della complessità spaziale e della qualità formale. Nel 2004 rientra in Italia e nel 2005 fonda il proprio studio con sede a Cisternino, una località in provincia di Brindisi, vicino a Ostuni e Martina Franca. Si orienta principalmente principalmente verso la committenza privata e i primi lavori riguardano il recupero dell’esistente. Una domanda questa stimolata dall’interesse turistico per la zona e dalla richiesta di riconversione di un patrimonio storico proveniente da un’utenza il più delle volte sofisticata e attratta nella regione dalle bellezze naturalistiche e architettoniche, dalla gastronomia e dai prezzi relativamente contenuti. A questi lavori seguono alcune abitazioni unifamiliari tra le quali Casa Ceno che qui presentiamo. «Sono tutte caratterizzate – ci racconta Corsaro – da un doppio registro. Da un lato il rigore delle forme, tipico del Nord Europa, dall’altro la complessità e la solarità della visione mediterranea». Vi è poi il problema del rapporto con l’ambiente circostante e la ricerca quasi ossessiva di non alterare il paesaggio, evitando i disastri, a dire il vero frequenti, causati nelle regioni meridionali dalle nuove costruzioni. Nel caso della Casa Ceno ciò è ottenuto spezzando in tre l’abitazione. Da un lato vi è un corpo di fabbrica destinato alla zona notte e dall’altro ve ne sono due: uno per la zona pranzo-soggiorno e uno per la sala giochi. I tre volumi sono relazionati con notevole abilità. Delimitano, infatti, uno spazio intermedio piantumato con alberi di olivo, che diventa la corte aperta su cui gravita l’intera abitazione. «Abbiamo cercato – continua Corsaro – di evitare di costruire un volume a più piani isolato rispetto allo spazio circostante e abbiamo considerato che in una casa adoperata soprattutto nei mesi estivi lo spazio all’aperto è tanto importante quanto quello al coperto». Sul lato opposto alla corte e di fronte all’altro affaccio della zona giorno e della sala giochi è ubicata una piscina a raso del terreno dalla quale si può guardare il paesaggio della valle. Piscina e corte sono collegate da un percorso che attraversa lo spazio intermedio tra soggiorno e sala giochi e conduce direttamente nello spazio di disimpegno della zona notte. Un asse caratterizzato anche dal fatto che solo in sua corrispondenza i muri dell’abitazione, invece che essere intonacati, sono trattati con un rivestimento in pietra locale, il tranciato di Trani. Sempre in pietra locale, il Biancone di Trani, sono i pavimenti. Non è difficile leggere in questo modo di progettare l’influenza di alcuni importanti progettisti di area nordica, penso per esempio a Jorn Utzon. Ma, guardando le piante, si vedono anche influssi organici. Per esempio in un certo modo di comporre che, pur semplificato e asciugato, si deve alla grande lezione di Frank Ll. Wright Oltre che per ragioni formali, la disposizione nel lotto dei corpi di fabbrica è stata determinata dall’orientamento. Il lato nord è cieco per escludere i venti di tramontana particolarmente fastidiosi. Mentre gli affacci privilegiati sono a est e ovest. Praticando la regola del buon senso, sono state previste grandi aperture con infissi in legno nella zona giorno, in particolare la vetrata che affaccia sulla piscina, e più ridotte negli altri ambienti. Si osservi, infine, come nella costruzione manchino i discendenti dell’acqua piovana, che avrebbero alterato la purezza dei volumi: sono stati sostituiti da sottili tubi che fungono da buttafuori e che punteggiano il lato alto dei prospetti.